La trombosi venosa è caratterizzata dalla formazione di un coagulo di sangue (o trombo) in una vena. In genere a essere coinvolti sono i vasi sanguigni presenti nelle gambe.

La trombosi venosa può interessare sia le vene superficiali che le vene profonde. Se il paziente ha un problema di varici delle safen, e la trombosi superficiale può rappresentare una complicanza della malattia stessa. Se il paziente ha invece vene superficiali sane, la insorgenza di una tromboflebite deve far sospettare la presenza misconosciuta di un tumore (sindrome paraneoplastica) o una trombofilia (cioè una predisposizione genetica a fare trombosi).

Mentre la tromboflebite superficiale si vede e, di solito da disturbi obiettivi, più subdola è la insorgenza di una trombosi in una vena profonda. In questi casi ovviamente la trombosi in una vena profonda può anche essere più pericolosa per lo staccarsi di un pezzo di trombo che si trasforma in un’embolia polmonare.

Diversi fattori possono aumentare il rischio di sviluppare una trombosi venosa profonda:

  • rimanere seduti o sdraiati a lungo (ad esempio durante un viaggio aereo o un ricovero in ospedale)
  • malattie ereditarie che compromettono la corretta coagulazione del sangue
  • traumi o interventi chirurgici
  • il sovrappeso e l’obesità
  • il fumo
  • la gravidanza
  • l’assunzione della pillola anticoncezionale o della terapia ormonale sostituiva
  • alcune forme di cancro
  • un arresto cardiaco
  • essere portatori di pacemaker
  • cateteri inseriti in una vena.

Quali sono i sintomi della trombosi venosa profonda?

La trombosi venosa profonda è spesso asintomatica; in altri casi può manifestarsi con gonfiore e dolore alla gamba, alla caviglia e al piede, crampi ai polpacci, riscaldamento dell’area interessata e cambiamenti del colore della pelle (che può risultare pallida, arrossata o cianotica).

Nel sospetto di una trombosi venosa profonda oggi si ricorre, nei pronto soccorsi di tutto il mondo e per motivi di risparmio di risorse, al dosaggio del d-dimero. Il d-dimero è un prodotto di degradazione del Fibrinogeno (che interviene nel processo della coagulazione del sangue).

Non tutti hanno però chiaro il significato di questo esame. Se il d-dimero è negativo ci sono quasi il 99% di possibilità che non vi sia una trombosi e quindi non è necessario andare avanti con gli accertamenti. Se il d-dimero è positivo (lo può essere per tanti motivi e quindi non soltanto per una trombosi) è necessario confermare il sospetto di trombosi con un esame ecocolordoppler

 

Per ulteriori approfondimenti vedi anche: Flebologia